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La Decrescita felice
domenica 13 ottobre 2013

La Decrescita Felice

La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori. Nasce in ambito economico, lo stesso ambito in cui è stata arbitrariamente caricata di una connotazione positiva la parola crescita, ma travalica subito in ambito filosofico. È una rivoluzione culturale che non accetta la riduzione della qualità alla quantità, ma fa prevalere le valutazioni qualitative sulle misurazioni quantitative. Non ritiene, per esempio, che la crescita della produzione di cibo che si butta, della benzina che si spreca nelle code automobilistiche, del consumo di medicine, comporti una crescita del benessere perché fanno crescere il prodotto interno lordo, ma li considera segnali di malessere, fattori di peggioramento della qualità della vita. 

Cavolo greco o "torzella " e Fagioli a formella saranno i protagonisti del prossimo appuntamento il 17 dicembre 2013 alle ore 18.30 presso la scuola Cucinamica, via Solimena, 80, Napoli. 0815783973 .

Si trattano solo le verdure di stagione e biologiche alla Decrescita Felice, un percorso di cucina del benessere che appassiona e lega coloro che partecipano agli incontri che, ciclicamente, Cucinamica organizza nella sua bellissima sede del Vomero.

Questi incontri mirano alla divulgazione delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali degli ortaggi in questione, abbinando ricette che possano esaltare le qualità, il sapore ed il gusto, con fantasia.

Cavolo Greco o Torzella

Il Cavolo Greco è una pianta molto rustica e resistente tipica del napoletano ed è un discendente molto prossimo del cavolo selvatico. Si distingue dagli altri cavoli per l’arricciatura delle foglie che dà l’impressione di un tessuto spugnoso di colore verde -dal pallido all’intenso- con increspature piuttosto accentuate.

Il nome dialettale di questo ortaggio deriva dal nome con cui i cavoli venivano chiamati a Napoli: “torze”. Questo ortaggio è compreso nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Campania come torzella, cavolo greco, torza riccia. E’ una pianta molto produttiva perché si raccoglie quattro volte nel periodo da novembre a marzo.

Prima si raccolgono le cime centrali, poi la pianta emette ripetutamente nuovi getti laterali terminando con la fioritura il suo ciclo annuale in febbraio. Le foglie sono di gusto vivace e pungente, a metà tra il Friariello (amaro) e la Cima di Rapa (dolce); quelle giovani sono tenere e ricche di sostanze utritive.

Una porzione di Torzelle è in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamine A e C di un adulto, di fornire il 13 per cento di Calcio e un buon apporto di Potassio, enzimi digestivi e antiossidanti. Per il suo elevato contenuto in glucosinolati, la Torzella, svolge un’azione protettiva contro il cancro.

  Pur essendo una coltivazione tradizionale del napoletano, nel dopoguerra è stata del tutto dimenticata tanto da rendere necessario un intervento per recuperarne il germoplasma.

Le iniziative di recupero e la stabilizzazione genetica della Torzella sono avvenute nell’ambito del Programma per il “Recupero e valorizzazione del germoplasma orticolo campano”, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive della Regione Campania, a partire dal 2004, partendo dagli ecotipi reperiti in piccoli orti. La Torzella si presta ad essere consumata fresca: sia cruda sia cucinata (cotta a vapore, lessata o saltata in padella).

È ideale per le zuppe invernali, quando i primi geli l’hanno resa più tenera. La tradizione del consumo di questa verdura si lega principalmente a un piatto che per almeno tre secoli (dal XVI al XVIII) ha dominato sulle mense dei nostri avi: la “Menesta maretata”, che univa (appunto, “maretava”) un ricco brodo di carni miste con “scarolelle, burraccelle, cicorielle, vrocculille, cappuccelle e torzelle”, così come elencava il Tardacino nella sua Vaiasseide.

 

Fagiolo a Formella.

La maggior parte dei fagioli consumati in Europa appartiene alla specie Phaseolus vulgaris, il Fagiolo a formella, è, invece, riconducibile alla specie Phaseolus Lunatus. Deve la denominazione dialettale alla sua forma piatta, che ricorda il bottone metallico ancora in uso ai primi del ‘900, che in napoletano viene appunto chiamato formella.

  Questo fagiolio è stato inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Campania. La pianta arrivò in Europa intorno al 1500 e si diffuse nella provincia di Napoli dove veniva coltivato in successione al pisello, utilizzando gli stessi sostegni.

Si tratta di una pianta molto rustica con grande capacità di adattamento, rampicante ad accrescimento indeterminato e raggiunge notevoli dimensioni (può superare abbondantemente i due metri di altezza) che ostacolano, però, le operazioni colturali.

 La vera caratteristica del Fagiolo a Formella è la forma dei semi schiacciati reniformi e con una piccola gobba. Questo fagiolo presenta una buona fonte di vitamina B (B6, Niacina, Folati), di proteine, di fibre (specialmente fibre solubili in acqua, Pectina) nonché di metalli (Ferro, Potassio e Magnesio) e un bassissimo contenuto di grassi.

Il suo gusto particolarmente delicato lo rende idoneo all’abbinamento con frutti di mare o con pietanze a base di pesce.  

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